martedì 30 novembre 2010

Animali: al via tessera sanitaria digitale per Fido e Micio


Milano, 30 nov. (Adnkronos Salute) - Card sanitaria digitale anche per Fido e Micio. Il ministero della Salute lancia la 'Tessera sanitaria individuale per gli animali da compagnia': un'iniziativa unica in Italia, sottolinea una nota, realizzata e promossa da Amico Pets e dall'Anmvi (Associazione nazionale medici veterinari italiani), con il patrocinio ministeriale. La nuova tessera per 'quattrozampe' sarà presentata domani a Roma, alle 12 nell'Auditorium del ministero della Salute in Lungotevere Ripa. Sarà presente il sottosegretario alla Salute Francesca Martini.Il progetto - spiega il ministero - permetterà ai proprietari di avere sempre sotto controllo, in ogni luogo e in ogni momento, lo stato sanitario dei loro cani, gatti (e altri animali d'affezione), gestito via Internet direttamente dal medico veterinario di fiducia. "I dati sanitari contenuti nella tessera sanitaria digitale - precisa Martini - consentiranno al ministero della Salute un monitoraggio epidemiologico utile ad azioni di intervento sinergico tra la veterinaria privata e l'autorità sanitaria pubblica".

Palermo, interrotta corsa clandestina di cavalli: tre denunciati


Intorno alle 6 i carabinieri hanno denunciato a vario titolo un 19enne, un 17enne e un 15enne per gioco d'azzardo, maltrattamento di animali e guida senza patente, dopo averli bloccati in viale Regione Siciliana a Palermo dove si stava svolgendo una gara clandestina tra due calessi tirati da cavalli. Quando tre equipaggi del Radiomobile sono intervenuti, i calessi stavano gareggiando seguiti ed affiancati da numerose persone a bordo di ciclomotori che impedivano la circolazione sulla strada. Tra il fuggi fuggi generale, i militari sono riusciti a bloccare il "fantino" 15enne e gli altri due giovani. Il calesse è stato sequestrato e il cavallo è stato consegnato, in custodia giudiziale, al padre del 17enne che ha dichiarato di esserne il proprietario.

fonte:notizie virgilio - foto dal web

«Obbligo soccorso animali? La mia odissea»


INOLTRIAMO QUESTA LETTERA DA "L'ARENA DI VERONA",A VOI I COMMENTI!

Verona. Un lettore ci ha raccontato la sua odissea per avere assistenza dopo aver trovato due cani sulla strada, uno morto e l'altro ferito. Da quello che dice, non sembra proprio sia stato facile aiutare quelle due povere bestiole. E sì che il nuovo Codice della strada prevede che soccorrere gli animali feriti sia obbligatorio. Senza contare le numerose pubblicità fatte dalle istituzioni per sensibilizzare l'opinione pubblica con i numeri di telefono delle forze dell'ordine da chiamare in caso di ritrovamento di animali investiti.

Ecco la lettera che ci ha inviato: «Vi segnalo quanto accadutomi il 25 novembre, che mi ha lasciato sdegnato dall’atteggiamento dei pubblici ufficiali di Grezzano e Verona. Mi trovavo di passaggio in località Grezzano (VR), a pochi chilometri da Mozzecane; nel percorrere la strada principale del paese mi sono accorto della presenza di due cani al lato della strada: uno era steso a terra ferito e l’altro guaiva disperato. Accostata l’auto, mi sono accorto che un cane era vivo ma gravemente ferito (non riesciva a muovere le zampe posteriori). Non essendo del posto e non conoscendo la zona non sapevo come muovermi.
Un signore in bicicletta si è fermato vedendo il cane ferito, ma mi ha subito detto di lasciarlo li, tanto l’indomani sarebbe morto …
Ho subito capito che non mi avrebbe dato nessun aiuto a soccorerlo. Mi sono spostato in una viuzza laterale per verificare se il cane appartenesse a qualcuno, purtroppo con esito negativo.
Ritornato dal cane ferito, ho trovato una ragazza di un’abitazione vicina alla quale ho chiesto di contattare immediatamente la polizia locale per portargli soccorso. Ma la risposta che ha ricevuto è stata disarmante: le è stato risposto che era finito il turno e che se il cane fosse stato ancora li l’indomani gli avrebbero dato soccorso …».
«Sentita questa risposta», continua il nostro lettore, «mi sono rivolto al 112 per segnalare il fatto, senza ottenere alcuna risposta. Ho riprovato più volte con due telefoni ma sempre con lo stesso esito: il 112 non rispondeva. Allora ho contattato il 113 spiegando l’accaduto a un’operatrice della polizia di Verona che mi ha però risposto che non era di loro competenza e che avrei dovuto contattare la polizia locale e non i carabinieri». «A quel punto», prosegue, «ho fatto presente che né polizia locale né carabinieri erano stati di alcun aiuto e che avevo bisogno di assistenza, ma la risposta dell'operatrice del 113 è stata piouttosto secca: lei non sapeva cosa farci… e fine della telefonata».
«Ho quindi nuovamente ricontattato personalmente la polizia locale, e questa volta l'agente mi ha detto che stava uscendo qualcuuno per vedere il cane. E dopo circa trenta minuti o più , è arrivato l’ufficiale pubblico comunale. Era ormai sceso il buio, quindi data una rapida occhiata al cane, ha contattato prima il canile per confermare che il cane era ancora lì e solamente in seguito il veterinario…».
«Effettivamente non capisco l’urgenza di contattare prima il canile: se avevo segnalato un cane gravemente ferito credo non ci volesse un pubblico ufficiale per valutare se il cane fosse ferito o meno; del resto il poveretto si lamentava, non riusciva a muoversi e perdeva sangue dalla bocca …».
«Gli ho chiesto come avrei dovuto comportarmi qualora mi fossi trovato nuovamente in una situazione simile. Mi ha risposto che quello che avevo fatto andava benissimo, ma che purtroppo per la situazione di carenza di personale non potevano fare di meglio».
«Chiestole se potevo andare, mi ha risposto di si, notando però che l'ufficiale comunale se ne andava ad attendere l’accalappiacani nelle vicinanze del campo sportivo, a circa 200 metri dal posto dove eravamo e abbandonando il cane lì solo».

Un vostro lettore che preferisce rimanere anonimo

lunedì 29 novembre 2010

Viterbo:Randagismo, continua la campagna di sensibilizzazione


Prosegue per tutto il 2011, o comunque fino all'esaurimento dei fondi, il progetto Leavet (Livelli essenziali di assistenza veterinaria) al quale ha aderito anche il Comune di Viterbo.
La campagna di sterilizzazione agevolata delle cagne a rischio di riproduzione incontrollata, realizzata con il contributo della Regione Lazio e della Provincia di Viterbo, con la collaborazione dell'Anmvi (Associazione nazionale medici veterinari italiani) e che inizialmente aveva previsto come scadenza il 30 novembre, rappresenta un efficace modo per contribuire a combattere il randagismo.

Ogni anno 135mila animali vengono abbandonati, di questi molti muoiono su strada, talvolta mettendo in pericolo loro malgrado anche la vita di automobilisti; altri, nel migliore dei casi, finiscono in un canile.

Quest'anno, per la prima volta, su proposta del consigliere delegato alla tutela degli animali Francesco Simoncini, l'iniziativa ha visto lo stanziamento di una somma anche da parte dell'amministrazione comunale.

Attraverso questo progetto, la quasi totalità della sterilizzazione è a carico dell'amministrazione pubblica, mentre il proprietario dovrà pagare solamente un ticket di cinquanta euro. Il servizio va necessariamente prenotato ai numeri 0761 348326 e 329 1373201.

fonte:tusciaweb.it

Cacciatore spappola muso alla gatta,veterinario la salva



Micia riesce a tornare da padroni nonostante le ferite

TREVISO, 29 NOV - Un cacciatore spara a una gattina e questa, nonostante la mandibola e il palato spappolati da un proiettile usato per abbattere i caprioli, riesce a tornare dai padroni e a salvarsi. Il tutto grazie all'intervento miracoloso di un veteritario,la micia è stata sottoposta a delicatissimi interventi chirurgici e ha subito varie ricadute a causa di febbri alte, oltre ad essere stata alimentata con le flebo per quasi tre settimane.Con un primo intervento le sono stati inseriti dei cerchi per stabilizzare la mandibola e il palato fratturati e le è stata ricucita la lingua; con un secondo è stata effettuata una plastica al palato per chiudere un buco di un centimetro di diametro che non riusciva a saldarsi e che provocava alla povera bestiola infezioni e febbri alte.
E' la storia di Betty, una piccola micia soriana che vive a Collalto di Susegana (Treviso). I proprietari dell'animale, insieme alla Lac, hanno presentato una denuncia ai Carabinieri contro ignoti.
foto dal gazzettino

domenica 28 novembre 2010

IL CENTRO DESTRA VUOLE LA GALERA PER CHI FARA’ OSTRUZIONISMO CONTRO LA CACCIA


IL CENTRO DESTRA VUOLE LA GALERA PER CHI FARA’ OSTRUZIONISMO CONTRO LA CACCIA – Disturbare cacciatori e pescatori potrebbe costare la galera. La legge non lo prevede ancora, ma si rischierà di finire in carcere per un anno, pagando anche una multa di 2mila 400 euro, se il Parlamento darà il via libera alla proposta presentata in Senato da Pdl, Fli, Udc e Lega.
L’obiettivo è quello di inserire nel codice penale l’articolo 660-bis che introduce il reato di «turbativa, di ostacolo ed impedimento agli atti di caccia e pesca» e all’attività degli impienti di cattura della fauna selvatica. Caccia e pesca, spiega il senatore del Pdl Valerio Carrara, primo firmatario del disegno di legge, «condizionano la vita dell’uomo da tempo immemorabile: per secoli la sopravvivenza della specie umana è stata garantita proprio dalle catture degli animali selvatici e dei pesci». Oggi caccia e pesca non sono più una questione di mera sopravvivenza, ma hanno assunto «valenze di segno diverso: sono -sottolinea Carrara- un patrimonio culturale tramandato di padre in figlio. La caccia, in particolare è elemento di una tradizione legata fortemente alla terra ed ai valori della ruralità». L’attività venatoria inoltre, insiste Carrara, è divenuta un efficace strumento di ‘regolazione’ della fauna attraverso una serie mirata di interventi «che non si estrinsecano più, come in passato, esclusivamente in azioni di prelievo di animali dall’ambiente». Ma c’è, attacca Carrara, «chi è ideologicamente contrario, e purtroppo nel nostro Paese alcuni sedicenti animalisti-ambientalisti sono passati dalle parole alle vie di fatto, trasformando l’opposizione ideologica in atti di vero e proprio ‘ostruzionismo’, anche violenti: appostamenti di caccia dati alle fiamme o danneggiati in modo grave; gomme tagliate alle auto dei cacciatori; azioni di disturbo con sirene e campanacci sui terreni di caccia per ostacolare l’attività venatoria».

I cacciatori e i pescatori, ricorda Carrara, pagano ogni anno una tassa di concessione statale ed una regionale, «ed è giusto che lo Stato assicuri loro la possibilità di esercitare l’attività, peraltro autorizzata attraverso apposite licenze». Tra l’altro, argomenta il senatore del Pdl, «per poter svolgere l’attività venatoria occorre avere particolari requisiti psico-fisici e conseguire un’abilitazione tecnica, non facile ad ottenersi, rilasciata dalle strutture pubbliche competenti». «Ecco perché -sottolinea Carrara- occorre introdurre nel codice penale una norma, con valenza deterrente, che valga a rendere effettiva la tutela dell’ordine e della tranquillità che potrebbero essere turbati e messi in pericolo dal ‘contatto’ con sedicenti amanti della natura, determinati a disturbare o ostacolare l’attività venatoria». Insomma, un reato di ‘turbativa, ostacolo e impedimento’ all’attività di caccia e pesca, come quello introdotto recentemente nell’ordinamento francese. Un nuovo reato che verrebbe punito con l’arresto fino a 6 mesi o, in alternativa, con un’ammenda fino a 1.200 euro se a commetterlo è una singola persona. Se invece l’ostruzionismo è opera di più persone, allora la pena aumenta e si rischia di finire in galera per un anno, pagando, questa volta obbligatoriamente, una multa che può arrivare fino a 2mila 400 euro.

Fonte: Adnkronos

Friuli: La tratta dei cuccioli dall'est


Un giro d’affari stimato di 300milioni euro all’anno, 160mila cuccioli coinvolti, di cui l’80 per cento transita nella nostra regione, un’organizzazione criminale complessa, con basi in Italia ma anche nei Paesi del’Est europeo. Sono questi i numeri del traffico illegale di cuccioli di razza, che ha origine in Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca e vede proprio in Friuli Venezia Giulia la porta d’ingresso verso il ricco mercato italiano, soprattutto emiliano e lombardo.
“Il fenomeno è in crescita – spiega l’ispettore Marvi Poletto, responsabile dell’unità di coordinamento del Corpo forestale regionale – ed è in mano a una vera e propria organizzazione criminale. I cuccioli vengono raccolti in vari Paesi dell’Est e pagati 40 o 50 euro l’uno per poi essere rivenduti in Italia a cifre che possono anche superare i mille euro”.

La tratta è reato
La tratta coinvolge soprattutto le razze ‘di moda’, come i bulldog, gli shitzu, i bolognesi, i chihuahua. “I destinatari finali sono gli acquirenti privati, ma alcuni allevamenti e negozi sono coinvolti - afferma l’ispettore della Forestale -. Attenzione agli annunci online che promettono cani a prezzi vantaggiosi, ma anche ai commercianti che dichiarano di poter disporre di tutte le razze”.

Meglio in canile
I sequestri effettuati dalle Forze dell’ordine in regione hanno permesso di salvare circa quattromila cuccioli, ma la situazione sembra destinata a migliorare. “Le nuove norme a tutela degli animali da compagnia, approvate definitivamente in Parlamento alla fine di ottobre, indicano come reato anche il traffico illecito di cani e gatti, punito con la reclusione da tre mesi a un anno e con una multa da tremila a 15mila euro. La vera arma a disposizione per arrestare questo infame commercio, però, è una sola: scegliere di adottare i cani abbandonati nei canili” – conclude Poletto.

fonte:il friuli.it

Treviso. Colpo a una gamba, cacciatore muore dissanguato


TREVISO (28 novembre) - Renato Casagrande, cacciatore di 66 anni di Vittorio Veneto (Treviso), è stato trovato morto dissanguato nei boschi sopra la sorgente del Meschio dalle squadre del soccorso alpino e dei vigili del fuoco che lo stavano cercando da ieri pomeriggio, dopo che la famiglia ne aveva denunciato la scomparsa. L'uomo aveva una ferita ad una gamba provocata pare dal suo stesso fucile da caccia. Sul posto anche i carabinieri che ritengono, sulla base di un primo esame, l'uomo sia morto a causa di un colpo fortuito partito dal suo fucile.

Il cacciatore si era allontanato ieri assieme al suo cane per una battuta nella zona delle sorgenti del Meschio, che abitualmente frequentava. Lì, infatti, i soccorritori hanno trovato la sua auto. In tarda serata poi la scoperta del corpo senza vita del cacciatore in località Forcal.

fonte:il gazzettino

ANIMALI: AIDAA, IN ITALIA 2MLN CANI A CATENA O IN SPAZI ANGUSTI


(ASCA) - Roma, 25 nov - In Italia sono almeno 2 milioni i cani che vivono quotidianamente legati a una catena lunga meno di 2 metri e circa 700.000 quelli che vivono in spazi angusti (piccoli recinti e balconi) o che vivono con una catena al collo della lunghezza inferiore a un metro subendo di fatto uno stato di stress e maltrattamento: in particolare circa 50.000 cani vivono in situazioni di assoluto abbandono in spazi angusti, in mezzo ai propri escrementi e molto spesso lasciati senza cibo ed acqua. Sono i dati diffusi dall'associazione AIdaa, che precisa: i cani tenuti a catena corta sono diffusi nelle zone rurali del centro-sud Italia ma anche nel nord della Lombardia, in Emilia, Piemonte e Veneto.

Ad essi si aggiungono le decine di migliaia di cani quasi tutti di grosse dimensioni che sono costretti a vivere in piccoli spazi recintati (fenomeno diffuso in campagna) e oltre 40.000 cani prevalentemente di piccola e media taglia (ma non mancano le segnalazioni dei cani di grossa taglia) costretti a vivere di fatto sul balcone degli appartamenti fenomeno questo molto diffuso in citta' e nelle zone urbanizzate.

''E' ora di iniziare una campagna di sensibilizzazione diffusa per abolire o almeno ridurre al minimo l'uso delle catene per legare i cani in quanto si tratta di un atto inumano e poco civile- ci dice Lorenzo Croce presidente nazionale AIDAA- senza contare che a detta degli esperti i cani tenuti perennemente alla catena diventano piu' cattivi ed insofferenti. Questa e' una battaglia di civilta' che si affianca a quelle per la sterilizzazione obbligatoria per i cani randagi e per la quale abbiamo intenzione di istituire dal 2011 una giornata nazionale per rendere fuori legge le catene usate per legare i cani. Vale poi la pena ricordare- conclude Croce- che i cani alla catena o lasciati soli sul balcone giustamente abbaiano e ogni anno ai nostri sportelli giungono almeno 7.500 richieste di intervento e di consulenze legali a seguito dei problemi condominiali dovuti alla cattiva gestione degli animali''.

res-mpd/sam/rob-fonte asca

Orrore nel rione Salinella. Scuoiato vivo un randagio


TARANTO - Orrore alla Salinella: un cane è stato scuoiato vivo. La povera bestiola è morta dopo due ore d’agonia, nonostante l’intervento di un medico veterinario che ha fatto il possibile per strapparla alla morte. Una vicenda che fa accapponare la pelle e che ha fatto lanciare l’allarme al presidente dell’Anpaa, Alessandra Danese. Nel rione potrebbe esserci un torturatore di animali, certamente una persona con la mente disturbata.

Il cane finito nel mirino è un randagio che forse ha tentato disperatamente di sfuggire all’aguzzino armato di coltello o di rasoio. Lo ha legato, lo ha tenuto fermo poi lo ha scuoiato vivo, lasciandolo in un lago di sangue. Sono stati gli operatori del canile a rinvenire la bestiola agonizzante. L’hanno subito trasportata al rifugio. E’ stato poi affidata d’urgenza alle cure di un veterinario ma le condizioni era troppo gravi. “Un episodio orripilante- commenta Alessandra Danese- avvenuto in una zona dove in passato si sono verificate sevizie ai danni di animali indifesi. Cani torturati, impiccati. Presenteremo denuncia alle forze dell’ordine. Per il maltrattamento e l’uccisione di animali, che è bene ricordarlo, sono reati, le pene sono state inasprite. Si rischia fino a un anno e mezzo di reclusione. Chiediamo che i cittadini vigilino e denuncino i comportamenti intollerabili di persone che ritengono di far parte della società civile”. Ora l’Anpaa spera che sia identificato l’autore di un simile scempio, che le forze dell’ordine risolvano il giallo, così come sono riuscite a fare nei mesi scorsi, a Leporano, quando hanno denunciato un operaio che aveva bruciato, vivi, alcuni cagnolini, in un casolare. Appartenenti ad una associazione animalista si erano trovate dinanzi ad una scena raccapricciante: qualcuno aveva gettato nel fuoco tre cagnolini che le donne accudivano in un immobile abbandonato, dopo averli trovati chiusi in una busta di plastica, qualche giorno prima. Era partita la denuncia e i carabinieri della stazione di Leporano sono riusciti a identificare chi aveva provocato ai cuccioli sofferenze indicibili.

fonte:taranto sera

Canile di Pezzino:cani a rischio sfratto, Facebook insorge


Golfo dei poeti. Sono decine le lettere che giungono ogni giorno in redazione per appoggiare la causa degli oltre 250 cani e 20 gatti che si trovano all'interno del forte del Pezzino nel canile rifugio gestito dall'associazione "Sostenitori del rifugio del Cane". Gli animali, infatti, sarebbero ad alto rischio di sfratto, pronti ad essere trasferiti in Germania. Ma la rete insorge e la petizione lanciata su Facebook sta intasando la mail di CDS e quelle degli amministratori locali.
Il canile del Pezzino è il più grande della provincia (dove ce ne sono quattro) ed è stato fondato nel 1963 su iniziativa del geometra Francesco Tronfi. Il canile è gestito dall'associazione, iscritta all'albo regionale del volontariato dal 1996, e occupa interamente i 9.000 metri quadrati del forte ottocentesco. La grande struttura fortificata è in vendita da tre anni, dopo che la proprietà è passata dal Demanio militare a quello civile, ma la vendita del forte è vincolata alla necessità di trovare una sistemazione agli oltre 260 cani ricoverati nella struttura. Fanno riferimento al rifugio del Pezzino ben 22 comuni della provincia, tra i quali Porto Venere e Lerici. Al 31 dicembre 2009 erano presenti 259 cani e nell'arco dell'anno 151 sono stati gli ingressi, 86 i ritiri di proprietà e 26 le adozioni.
La struttura, come detto, è in vendita da anni, adesso le operazioni sembrano aver subito un'accelerata decisa. Ma i 22 sindaci, proprietari dei cani che trovano rifugio al Pezzino, intendono davvero mandare in esilio questi poveri animali che hanno già dovuto subire il dramma dell'abbandono. Gli altri canili provinciali sono al completo, ma non ci possono essere soluzioni differenti? Magari a partire dall'acquisto del forte da parte di un consorzio intermunicipale.
T.D.L.

fonte:cittadellaspezia.com

sabato 27 novembre 2010

I cani che curano i bimbi rischiano di diventare cavie da esperimenti


La Spezia - Dall’oasi felice sulle colline liguri alle gelide gabbie di un laboratorio farmaceutico. La più triste delle storie di Natale quest’anno ha come protagonisti i 270 animali del canile del Pezzino (250 cani e venti gatti), storica struttura che da quarant’anni accoglie i randagi della Provincia spezzina, provenienti da 23 Comuni del territorio. Una storia a cui resta, per fortuna, ancora da scrivere il finale. A sperare nel colpo di scena che porti al lieto fine sono i volontari dell’Associazione Sostenitori Rifugio del Cane, onlus che gestisce il canile da quarant’anni, pagando regolarmente un canone annuale d’affitto al demanio per l’utilizzo dell’area. «Il 5 ottobre scorso il demanio ha emesso il bando per la vendita dell’area scrivendo addirittura che è occupata da un canile senza titolo. Noi, tuttavia, l’abbiamo scoperto soltanto circa un mese dopo - racconta l’avvocato Giulio Tonelli, presidente della onlus - La nostra situazione al contrario non era sconosciuta al demanio, tanto più che la Regione, a risposta di specifiche interpellanze presentate nel 2008 e nel 2009, ha sempre confermato che prima di effettuare qualsiasi vendita, pena l’inattuabilità della stessa, il demanio avrebbe dovuto definire la nostra situazione, individuando un altro proprio bene idoneo per la nostra attività, o trovando altra situazione compatibile e non peggiorativa per gli animali ricoverati». Invece il colpo di scena è arrivato con le prime visite dei potenziali acquirenti. Tra le ipotesi quella di realizzare una struttura turistico-alberghiera. E i cani? A quelli, per il momento, le istituzioni sembrano non pensare. Anche perché i comuni dello Spezzino, escluso il capoluogo, visto che non hanno canili hanno delegato da decenni alla struttura del Pezzino il compito di accogliere gli animali abbandonati. Di qui la delusione di chi al Pezzino ha sempre dato anima e corpo, realizzando progetti di adozione (il 40 per cento degli animali ospitati ritrova famiglia), e salvando migliaia di cani e gatti utilizzandoli in importanti attività di pet teraphy con i bambini. A prendere coscienza del problema sono stati per primi i consiglieri comunali del Pdl. Maria Grazia Frijia, Luigi De Luca e il consigliere di circoscrizione Davide Cappellari che hanno chiesto l’intervento del Comune della Spezia affinché si muova di concerto anche con la Provincia per risolvere il problema. E non condannare questi animali a diventare cavie per l’industria.

fonte:il giornale

Giornata mondiale anti-pellicce: proteste a Roma

Ieri 26 novembre è stata celebrata la Giornata mondiale anti-pellicce. Sono state realizzate alcune proteste anche in Piazza del Popolo, a Roma, a cui hanno aderito moltissime associazioni animaliste, tra cui la LAV, la Lega Antivivisezione



I manifestanti si sono simbolicamente presentati in piazza coperti di pellicce, come se fossero degli animali. Alcuni si sono stesi per terra e altri si sono messi in alcune gabbie. In pratica, hanno organizzato una rappresentazione simbolica dei metodi utilizzati per ottenere le pelli degli animali e hanno allestito un gazebo presso il quale firmare la petizione per ottenere l’etichettatura delle pellicce.

Nel corso della rappresentazione, due volontarie si sono improvvisate moderne Crudelie DeMon che sfilavano con pelli di animali insanguinate. E ancora, due attivisti hanno tirato fuori dalle “gabbie” altri “animali” inscenando i metodi utilizzati per scuoiarli (anche da vivi).

E sì, perché stando a quanto affermato da Walter Caporale, presidente degli Animalisti, questi esseri vengono torturati nel modo più atroce possibile, vengono tenuti in condizioni aberranti, prigionieri destinati a una morte dolorosa. E poi tutto questo perché? Per far tesoro delle loro pellicce.

Per una soltanto sono necessarie le pelli di 20-30 gatti domestici, 15-20 cani, 30-40 conigli e procioni, oltre che di 200-400 scoiattoli, 180-240 ermellini, 130-200 cincillà, 30-70 visoni. Gli Animalisti quindi hanno deciso di dire basta e lanciare un appello al Governo affinché intervenga contro l’importazione e la vendita in Italia di pellicce di cane e gatto.

“Ogni anno il commercio di cani e gatti il cui pelo viene utilizzato per inserti di guanti, giocattoli, borse, cappucci e calzature, miete circa due milioni di vittime. Ma oggi è possibile evitare di alimentare questo business, la moda consente di avere tantissime alternative creative, originali e di qualità tali da non giustificare assolutamente la preferenza per le pellicce”, afferma Caporale.

fonte:ilquotidianoitaliano.it

Daniela salva gatti e padroni


Una vita dedicata agli animali maltrattati. Daniela Polo, 40 anni, da ben dieci passa ogni minuto del proprio tempo curando gatti e cani abbandonati. Come ha iniziato? «Una decina di anni fa ho conosciuto una volontaria dell'Ente Protezione Animali (Enpa), che dava da mangiare ai gatti abbandonati dai militari che avevano lasciato Forte Marghera. Piano piano, ho deciso di dare una mano». La passione è cresciuta. «Col passare del tempo siamo diventate un gruppo affiatato, l'attività è cresciuta e non sono più riuscita a farne a meno, fino a trascurare anche la famiglia. Se, ad esempio, il sabato sera sono fuori a cena e qualcuno mi chiama perché è stato trovato un animale ferito, investito o maltrattato, devo correre e lasciare tutto». Ma come riesce a conciliare vita e lavoro? «Ho lavorato in farmacia, ma appena finivo, ogni minuto libero lo dedicavo al volontariato. Poi mi sono iscritta a un corso per diventare guardia zoologica. Dopo l'abilitazione, in quanto agente di polizia giudiziaria, potrò segnalare notizie di reato al tribunale». Quindi adesso la sua attività in cosa consiste? «Ogni giorno vengo chiamata per maltrattamenti di qualsiasi genere di animale. Molti pomeriggi vengo al Forte, a fare volontariato con la colonia felina: do da mangiare ai gatti, li porto dal veterinario, tutto quello che serve. Ma non basta visitare un animale, bisogna instaurare un rapporto umano con le persone con le quali veniamo in contatto, che molto spesso hanno una storia carica di significato». Ricevete finanziamenti? «Facciamo tutto da soli e spesso quanto racimoliamo ai banchetti non basta: a volte investiamo il nostro stipendio per comperare medicine e cibo per gli animali». E' un sacrificio? «Risparmio sul cappotto o sul parrucchiere e quel che ho lo uso per gli animali».

Ma chi glielo fa fare? «La gioia di salvare gli animali, vedere che trovano casa, dei padroni che li amano: un cane o un gatto possono cambiare la vita a una persona che non ha una famiglia». La soddisfazione più grande? «Tempo fa ho trovato un cane che non era in buona salute: si muoveva poco, aveva le unghie attorcigliate. L'ho portato dal veterinario e lo abbiamo curato. Poi abbiamo visto che senza padrone non poteva vivere, erano in simbiosi. Ma il padrone non era in grado di prendersi cura di lui. Così abbiamo iniziato ad aiutare pure il padrone: lo abbiamo portato in clinica dov'è stato curato. E' uscito e ora non solo sta meglio, ma ci aiuta al forte dando da mangiare ai gatti: ha trovato qualcosa che lo fa sentire utile».

fonte:la nuova venezia

Nuoro: Zuffa tra animalisti e circensi


NUORO. Ogni anno è la solita storia. Arriva il circo, e gli animalisti manifestano. Un po’ alla Greenpeace, animati dal sacro fuoco per la difesa dei diritti degli animali. Il benvenuto allo spettacolo del circo Orfei si è però concluso con uno scontro fisico dove le hanno buscate tutti. Circensi e ragazzini. Perchè gli animalisti alla fine altro non erano che questo: ragazzi che hanno imbrattato i manifesti del circo. Almeno uno di loro è finito all’ospedale. Tutto è accaduto attorno alle sei di sera, nello spiazzo che si trova alla fine di viale Sardegna, abituale spazio dove viene ospitato il circo. Secondo una prima ricostruzione (poi è intervenuta la polizia), alcuni ragazzi sarebbero intervenuti per censurare i trattamenti cui verrebbero sottoposti gli animali del circo. Animati da questo spirito animalista, avrebbero imbrattato i cartelloni pubblicitari. Questo avrebbe provocato l’intervento dei circensi. Tra i due gruppi è nata una zuffa, andata sempre più accendendosi, fino a che qualche passante non è intervenuto e ha chiamato le forze dell’ordione. Ora, se una delle due fazioni, quella dei circensi, lamenta un ferito «ufficiale», ossia uno degli inservienti, medicato dal personale del 118, c’è anche un altro ferito, vale a dire uno dei ragazzi «imbrattatori». È stato soccorso perchè perdeva molto sangue dal naso, nella contesa ha rimediato più di un colpo ed è stato trasportato all’ospedale di Nuoro per essere medicato. Questi ragazzi, raccontano alcuni passanti, una volta che hanno espresso il loro dissenso sul circo a forza di pennarellate sui manifesti, si sono visti costretti dalla reazione dei circensi a fuggire. E hanno imboccato la strada che dalla fine di viale Sardegna porta verso viale Costituzione, inseguiti da una marea di inservienti del circo. E lì che sono intervenuti i passanti; sopratutto per sedare gli animi e riportare un po’ di buonsenso tra i contendenti. Animi surriscaldati, parole grosse, da una parte le (legittime) aspettative dei circensi e dall’altra le proteste degli animalisti; nulla comunque che possa giustificare pestaggi, da una parte o dall’altra. Ci penseranno le forze dell’ordine a stabilire chi, in questa vicenda, è andato oltre il dovuto, chi ha subìto i danni maggiori e le ferite più serie. All’occhio dei testimoni è sembrata sproporzionata la reazione del personale del circo, sopratutto per la scarsa potenzialità offensiva degli animalisti, giovanissimi armati di pennarelli e di slogan. Che, normalmente, tanto male non fanno; un po’ più possono i pugni e gli schiaffi. La polizia e i carabinieri hanno ascoltato i contendenti, e alcuni testimoni per capire chi ha aggredito chi. Nei prossimi giorni si vedrà se lo spettacolo fuori tendone avrà un seguito giudiziario.

fonte:la nuova sardegna- foto dal web

venerdì 26 novembre 2010

CECINA (LI):Ferma l'auto e abbandona due cani


CECINA (LI). Una Toyota Yaris grigia che percorre la via del Paratino. A un tratto si ferma, la portiera si apre e due cani vengono abbandonati. Uno scappa all’interno della campagna, l’altro - un dalmata - resta sul ciglio della strada. Vincenzo, un ragazzo di Vada che segue con la sua auto, assiste alla scena e raccoglie l’animale. Il cane è spaventato, denutrito e pieno di abrasioni, ma sta bene. Il ragazzo porta il cane all’ambulatorio del dottor Marco Melosi, in via della Circonvallazione. «Il dalmata è sotto choc - spiega Melosi - ma ha mangiato e bevuto. In qualche giorno può rimettersi completamente. È un animale adulto, un’altra vittima del comportamento irresponsabile dell’uomo. Il cane non ha né chip né tatuaggio. Difficile risalire a chi lo abbandonato». Forse chi se ne è voluto sbarazzare ha scelto la zona del Paratino perché in quel quartiere si trovano due canili, magari ha pensato pure di favorire l’animale. In realtà si è trattato di un gesto vigliacco che può costare caro al “padrone”, se la targa dell’auto viene identificata. In questo momento il cane si trova nell’ambulatorio del dottor Melosi, ma si tratta di una situazione temporanea e di emergenza; infatti nei prossimi giorni il dalmata dovrà trovarsi una sistemazione. Se non si fa avanti nessuno sarà portato al canile comunale. Chi fosse interessato ad adottarlo può chiamare l’ambulatorio del dottor Melosi allo 0586 683649. In serata poi allo stesso ambulatorio è stato portato anche un cane da pastore tedesco investito a Vada. Potrebbe essere il secondo cane abbandonato al Paratino.

fonte:il tirreno

Il canile assediato da rifiuti e discariche


Da alcuni mesi la «sgambata» dei cani lungo le sponde della Stura è stata vietata. Gli ospiti della Casa del Cane, canile privato che sorge su via Germagnano, sono costretti a correre in un rettangolo verde circondato da reti alte quasi due metri. «Questo è un territorio di nessuno - dicono dal rifugio della Lega Nazionale per la Difesa del Cane -. Siamo circondati dai cumoli d’immondizia e dagli accampamenti dei rom. Uscire dal cancello è diventato pericoloso».

A sentirsi assediati però non sono solo i volontari e gli operatori della «Casa del Cane». Lungo via Germagnano, a pochi passi dall’ingresso della discarica Basse di Stura, esistono altri canili. Quello «Sanitario» di proprietà del Comune per i cani e i gatti randagi e quello dell’Enpa, Ente Nazionale Protezione Animali.

Strutture diverse che da anni accolgono gli animali della città e che da tempo sono costrette a convivere con lo stesso senso di claustrofobia. «Per la paura molti volontari non vengono più a darci una mano - dice Massimo Scrofano dalla «Casa del Cane» che ospita 150 animali -. Qui a lasciare l’auto parcheggiata in strada si rischia di trovarsela aperta e danneggiata».

La situazione più difficile, però, è quella del canile Enpa. Per raggiungerlo è necessario imboccare uno stretto vicolo oltre il campo autorizzato dei rom. Circondato da montagne di rifiuti, auto abbandonate ed elettrodomestici, ad indicare la via c’è solo un cartello di metallo piegato che è quasi impossibile da leggere. Nonostante le denunce, al rifugio dell’Enpa atti vandalismo, furti e danneggiamenti sono quasi la normalità. Difficoltà che rendono ancora più complicato il lavoro dei cinque operatori e dei volontari cinofili. Negli ultimi mesi il loro numero si è ridotto della metà. Un calo di persone che lamentano anche al canile municipale.

«Bisogna affrontare l’emergenza della zona - dice Nadia Conticelli, vicepresidente della Circoscrizione 6 -. Questi sono servizi importanti per tutta la città e non possono essere lasciati nell’abbandono». Mentre da via Germagnano Valeria Severini dell’Enpa racconta le condizioni difficili in cui sono costretti a lavorare: «La situazione è insostenibile. Uno dei dipendenti di origine romena è stato minacciato e aggredito a colpo di pietre. Ogni mattina per sicurezza siamo obbligati a scortarlo per andare ad aprire il canile».

Un problema che rende ancora più complicata la vita di un rifugio per animali dove anche il pubblico ha paura ad avvicinarsi. Se negli altri canili, un cucciolo di cane mediamente dopo una settimana nella gabbia è adottato, all’Enpa i tempi si allungano di molto. «Magari sono necessari 3 o 4 mesi - dicono -. In questo modo non riusciamo a liberare le gabbie». Una condizione che obbliga spesso a prendere decisioni molto dolorose. «Il rifugio non può accogliere altri cani e siamo così obbligati a rifiutare quelli che ci vengono portati - dicono - . È una cosa frustrante perché molte volte vuol dire condannarli a morte».

fonte:www3.lastampa.it

Noli, due gattini di poche settimane abbandonati in una scatola


Noli. Due gattini di poche settimane, affamati e malati, sono stati abbandonati a Noli in una scatola, all’ingresso della Casa di riposo Villa Rosa. I cuccioli, che hanno suscitato l’interesse e la compassione di molti ospiti del ricovero, sono stati presi in cura dalla Protezione Animali savonese nel suo centro di via Cavour.

Animalisti locali ed Enpa sono però preoccupati per la situazione delle colonie di gatti liberi a Noli, spesso oggetto di comportamenti ostili da parte di molti cittadini. I pochissimi volontari già all’opera, guidati da Irene, avrebbero invece bisogno di sostegno e collaborazione nella somministrazione del cibo e nelle operazioni di pulizia” spiegano dall’Enpa che ricorda come negli anni scorsi i Volontari avevano avviato le campagne di sterilizzazione dei soggetti presso il Servizio Veterinario dell’Asl 2.

“Da due anni il Comune si rifiuta di deliberare il programma da noi proposto, strumento essenziale per poter consegnare gli animali ai veterinari pubblici per le operazioni; ed ogni tanto, come probabilmente accaduto ieri, qualcuno prende i gattini nati nel cortile e gli abbandona davanti a Villa Rosa” aggiungono dall’associazione.

Le Guardie Zoofile dell’Enpa hanno avviato le ricerche dell’autore del reato, punibile con l’arresto fino ad un anno o l’ammenda fino a 10.000 euro; chiunque vi abbia assistito può dare informazioni utili telefonando allo 019/824735 019/824735 o inviando una mail a savona@enpa.org, o rivolgendosi direttamente a Carabinieri, Polizia di Stato, Municipale e Forestale.

fonte:ivg.it

giovedì 25 novembre 2010

Sassari:Nuova mattanza di cavalli: 3 uccisi a fucilate a Benetutti


BENETUTTI. Da mesi le campagne intorno al paese sono diventate un mattatoio. Prima le pecore e ora i cavalli. Azioni fredde e spietate, perché quello che conta è far pesare prima il gesto e poi il danno economico. Due notti fa, tre stupendi cavalli angloarabosardi sono stati ammazzati a fucilate sul fianco nelle campagne di "Pira Trunca" all'ingresso di Benetutti. Erano di proprietà di Mario Tanda, allevatore di 45 anni. Nessuno si è accorto di niente, nonostante i terreni siano praticamente a ridosso del centro abitato.

Lo stesso proprietario si è reso conto della mattanza soltanto nel pomeriggio di martedì, quando i cavalli erano ormai morti da un pezzo, almeno dalla notte visto sul paese si è abbattuto un violento temporale che potrebbe aver attutito gli spari. All'arrivo dei carabinieri, gli animali erano rigidi, immobilizzati nella triste maschera del "rigor mortis": muscoli contratti e occhi sbarrati.

I cavalli, tre femmine, erano al pascolo, liberi in aperta campagna nel terreno dei Tanda. Chi ha compiuto il raid probabilmente lo sapeva e ha agito in maniera fulminea, forse aiutato dal rumore della pioggia battente che è caduta lunedì fino a tarda notte. Una scarica di fucilate a palla sul fianco di ogni puledra, forse da distanza ragguardevole, per poi sparire nel buio. Perché non è necessario essere tanto vicini all'animale, che tra l'altro tende sempre a scappare, o a mirare in parti del corpo ben precise: i cavalli sono animali talmente delicati che basta una qualsiasi ferita un po' grave per mandarli a morte praticamente certa.

Le indagini, portate avanti dai carabinieri della stazione di Benetutti e dalla compagnia di Bono, dopo i sopralluoghi di martedì notte e di ieri mattina, si aprono su uno scenario complicato e ancora molto sfocato. Difficili.

Da agosto a oggi le campagne di Benetutti sono state funestate ininterrottamente da raid crudeli contro gli animali: uno al mese. Prima le pecore sgozzate, sgarrettate e squarciate a vari allevatori e ora i tre cavalli abbattuti a fucilate. Ma è giusto sottolineare che tutti questi eventi non sembrano avere collegamenti fra loro. Sul piano pratico, questo significa avere poche certezze e solo un'unica sicurezza: in paese i vari episodi sono stati accolti con profondo turbamento e tanti interrogativi. Ammazzare cavalli e, in generale, animali utilizzati in campagna e quindi che fanno reddito, è un danno molto pesante, difficile da mandare giù. Così, quella cappa di ansia che era arrivata durante l'estate, ora continua ad allungare la sua ombra a ridosso del Natale. E l'aria che si respira a Benetutti in questo periodo non è certo delle migliori.

Solo qualche giorno fa la feroce uccisione di sette purosangue all'ippodromo di Sassari aveva destato viva impressione a livello regionale. «I crimini contro i cavalli sono un crimine contro animali che per la Sardegna rappresentano storia, tradizione e attività sportive. Le gravi notizie sulle loro uccisioni sono un'offesa che danneggia la nostra terra, così profondamente legata a questi animali che tra l'altro portano con successo l'immagine della Sardegna oltremare». Lo ha detto l'assessore dell'Agricoltura Andrea Prato condannando la nuova strage, questa volta a Benetutti. (plp)

fonte:la nuova sardegna

Condannato, a Monza, commerciante ambulante di animali


Nell’estate del 2008 era stato fermato perché trovato, presso il mercato di Cinisello Balsamo, a presiedere un banco per la vendita ambulante dove esponeva diverse specie di animali vivi in condizioni non proprio regolari.

Infatti, oltre alla contraffazione di alcuni documenti necessari per il commercio di cui era titolare, il venditore non assicurava alle creature oggetto della sua attività le necessarie condizioni di stabulazione.

Oggi, il Tribunale di Monza ha condannato l’esercente ambulante ad una multa di 2.000 euro per maltrattamento degli animali posti in vendita in un mercato e a 1 mese e 15 giorni di detenzione per la falsificazione de documenti sanitari. Essendo stata disposta la conversione della pena detentiva in pena pecuniaria, l’importo "addebitato" al commerciante ha raggiunto la cifra complessiva di oltre 13.000 euro.

Il Capo Nucleo delle Guardie Zoofile di Milano, Ermanno Giudici, dichiara: "Condanne come questa, per quanto esemplari, non risolvono purtroppo il problema del commercio e della vendita degli animali praticati in modo irregolare, ma speriamo fungano da deterrente per tutti coloro che credono di fare del business sulla pelle di questi poveri animali, trattati alla mercé di qualsiasi altro prodotto si possa trovare sulle bancarelle di un mercato.”

fonte:milano web.com

Ravenna, maltratta due cani e aggredisce vigili. Arrestata una giovane


RAVENNA - Prima ha maltrattato due cani. Dopodichè si è scagliata contro due agenti della Polizia Municipale. Una trentenne di nazionalità nigeriana è stata arrestata e condannata giovedì mattina a quattro mesi e 15 giorni di reclusione. L'episodio si è consumato mercoledì. Gli agenti dell'Ufficio Antidegrado e Ambiente, insieme al personale del Servizio Veterinario dell'Ausl di Ravenna, si sono recati in via Tommaso Gulli per verificare lo stato di due cani.

Secondo le informazioni assunte, gli animali erano costretti a subire gravi maltrattamenti. La donna presente all'interno dell'abitazione si è presentata come sorella della proprietaria degli animali ed ha permesso al personale di entrare nell'abitazione. La veterinaria ha riscontrato che i due animali erano tenuti in ambiente angusto, sporco, senza cibo ed
acqua, ed ha proposto alla signora di portare temporaneamente i cani al canile in attesa del ritorno della proprietaria, a cui sarebbero stati poi restituiti.

La donna per impedire l'allontanamento dei cani, ha aggredito gli agenti della Municipale, cercando di sfilare la pistola ad uno di essi e di colpirlo al viso con la testa. La donna è stata immediatamente immobilizzata dagli agenti, e portata negli uffici del Comando. Dalle procedure di identificazione, in quanto la donna si è rifiutata di mostrare i documenti e di declinare le su generalità, è emersa una denuncia a suo carico dall'aprile di quest'anno per resistenza a pubblico ufficiale.

La donna è stata quindi posta in stato di arresto e rinchiusa nella cella di sicurezza in attesa del processo per direttissima, che si è svolto giovedì mattina. La pena decisa dal giudice è stata di 4 mesi e 15 giorni di reclusione. L'imputata è stata successivamente rimessa in libertà.

fonte:romagnaoggi.it

Genova, la storia del gatto Lancillotto che attraversa la città per raggiungere la sua amata


GENOVA / Lancillotto e Ginevra, un gattone dal pelo rosso lui, una gatta tigrata lei, che crescono insieme da “trovatelli” in una colonia felina, diventando inseparabili, finché un giorno lei non si ammala. Inizia a perdere peso e viene subito notata da una volontaria dell’Enpa, l’Ente Protezione Animali, che la prende e la porta via in un ambulatorio veterinario per poterla curare, notando appena mentre carica la gatta sul veicolo, che poco distante c’è un micione rosso, che non distoglie per un attimo lo sguardo dalla scena.

Ginevra viene curata e lentamente si rimette in sesto, ma nessuno sa che nel frattempo Lancillotto ha rischiato la sua vita attraversando la città per raggiungere la sua amata Ginevra. Il gatto rimane sempre lì sulla porta dell’ambulatorio e nessuno sa il vero motivo della sua presenza nell’atrio della clinica per animali, che non è la fame, visto che Lancillotto rifiuta il cibo e rimane sempre fermo sulla porta d’ingresso ad aspettare.

Finchè la volontaria rammenta che nel portare via Ginevra qualche settimana prima per poterla curare, quel gatto aveva osservato la scena, senza distogliere lo sgurado dalla gatta e lascia la porta dell’ambulatorio aperta. E’ un attimo, la gatta fa un balzo fuori e finalmente Lancillotto e Ginevra si incontrano, rimanendo per un bel pò a farsi le fusa davanti al viso incredulo dei veterinari.

Quando la gatta torna in salute, non può più tornare a vivere libera per strada, deve trovare una casa dove vivere accudita e curata sotto un tetto, ma come fare a separare lei dal suo Lancillotto? La separazione non sembra l’unica soluzione per i 2 animali, che invece trovano una sistemazione presso una famiglia di Genova che si fa carico di tenerli e curarli entrambi.

Una storia come altre questa dei gatti, che ancora una volta ci fa ricredere dall’idea che a provare sentimenti siano solo gli esseri umani.

fonte:cronacalive.it-foto dal web

Catanzaro: i ghiri finiscono in padella!


Diciannove ghiri spellati, sviscerati e poggiati sul fondo di alcune pentole pronti per essere cucinati. Questa la raccapricciante scoperta fatta nel cosentino dagli agenti del Comando Stazione forestale di Santa Caterina dello Jonio e coadiuvati dai Carabinieri di Isca Marina, dopo l’irruzione nel fabbricato di un bracconiere nel comune montano di Isca sullo Jonio.

La Forestale ha denunciato a piede libero l’uomo, originario del luogo, per i reati di illecita cattura, abbattimento e detenzione di esemplari di specie faunistica protetta, appartenenti alla famiglia Gliridae dell’ordine Rodentia, mammiferi tutelati sia dalla Legge del 1992 che regola l’attività venatoria che dalla Convenzione di Berna, ratificata in Italia nel 1981, che mira alla conservazione di flora e fauna selvatica e dei relativi habitat naturali. Per quanto riguarda in particolare i ghiri, la Convenzione ne vieta qualsiasi forma di cattura, detenzione e uccisione.

Dunque divieto assoluto di cacciare ghiri sull’intero territorio nazionale, ma ad aggravare il caso ci sono anche le prove raccolte dagli agenti che dimostrerebbero come gli animali siano stati catturati di martedì, in piena giornata di silenzio venatorio, con l’ausilio di trappole vietate. Nel fabbricato sono stati trovati infatti numerosi archetti e, in una località vicina ad esso, sono state rinvenute tra i rami di leccio e corbezzolo altre 5 trappole con ogni probabilità appartenente allo stesso bracconiere.

Oltre ai ghiri e a una ventina di trappole, la Forestale ha sequestrato il cannello-bruciatore a gas adoperato per spellare i piccoli mammiferi. L’intervento si inserisce nell’ambito dei servizi di controllo del territorio per la prevenzione e la repressione dei reati ambientali, con particolare attenzione al fenomeno del bracconaggio.

Tokio Hotel in catene per la PETA


Anche due membri dei Tokio Hotel, Tom e Bill Kaulitz, hanno deciso di mostrare il proprio impegno in difesa dei diritti degli animali. I due famosi cantanti, acclamati dalle teenager di tutto il mondo, hanno a cuore la sorte dei poveri animali, ed hanno deciso di posare incatenati per uno spot della PETA molto significativo. Incatenati ad un palo, i due fratelli sono quindi i nuovi testimonial per PETA Germania, che con la campagna Wild Animals Out of the Circus, mostra come vivono gli animali nei circhi di tutto il mondo.
“Con questa immagine – spiega il famoso cantante Bill Kaulitz dei Tokio Hotel - volevano far capire alla gente che ci sono animali che vivono così tutta la loro vita. Gli spettacoli circensi con gli animali dovrebbero essere banditi”.

Del resto, sfruttare gli animali non può essere l’unico divertimento al mondo: “Ci sono alternative altrettanto emozionanti. La gente vede gli animali al circo e pensa, ‘Questo è divertente e gli animali si stanno divertendo’. Ma la realtà è molto, molto diversa”.

I due famosi fratelli fanno parte di quella categoria di star vegetariane e bellissime, come la sensualissima Olivia Wilde, che alcuni mesi fa è stata eletta l’ambientalista più bella per Peta.

fonte:gossip.pourfemme.it

ISERNIA, SINDACO IN AUTO INVESTE CANE E SCAPPA


Ha investito un cane con la sua auto nella piazza principale del paese, ma invece che soccorrerlo, è andato via lasciandolo a terra ferito. E' successo a Sant'Agapito, comune in provincia di Isernia, e il protagonista del gesto non è un cittadino normale, ma il sindaco Giuseppe Di Pilla.
A denunciare il misfatto, Giuseppe Picciano, capogruppo dell'opposizione in Consiglio Comunale: il sindaco, a bordo della sua BMW, avrebbe lasciato l'animale sanguinante sul posto. Il cane sarebbe poi stato soccorso dai passanti e portato dal proprietario da un veterinario.
Il sindaco, però, si è affrettato a smentire il racconto del consigliere di opposizione. "Non ho investito nessuno, ero fermo - ha detto Di Pilla - è stato solo un piccolo incidente avvenuto per colpa di un cittadino che, non rispettando l'ordinanza comunale, aveva lasciato libero il suo cane. Ho anzi fatto in modo che il cane fosse curato".
Le testimonianze di alcuni presenti e dello stesso Picciano, però, smentiscono la ricostruzione del Sindaco: Picciano ha detto addirittura che ci sono testimoni che avrebbero visto Di Pilla darsi alla fuga mentre il cane emetteva ululati di dolore.

fonte:leggo.it

CANE 'VEGLIA' LA COMPAGNA INVESTITA IN STRADA


La sua compagna muore investita e lui veglia il suo corpo. Lo protegge da chiunque provi ad avvicinarsi, Guardie zoofile in servizio comprese, ma anche dalla più minuscola mosca che si posa sul corpo senza vita della sua femmina. Abbiamo dovuto conquistarci la sua fiducia completa prima che ci lasciasse almeno spostare la carcassa. Temevamo infatti che anche lui potesse farsi investire se fosse rimasta in mezzo alla carreggiata. Lo abbiamo nutrito e consolato. Dopo alcune ore siamo tornati per rimuovere la cagnetta e togliere alla sua vista (ed alla sua mente...) quell'immagine tristissima. Bè lui era ancora lì! Sotto la pioggia a pulire zampe e muso della sua amata compagna di vita.
Per tutti coloro che dicono: "E' solo un cane..."

www.lidacaltanissetta.it

mercoledì 24 novembre 2010

Savona - In calo l´abbandono di animali. Tranne quello di cani anziani


Savona - L’abbandono di animali sarebbe, nella provincia di Savona, in notevole calo da molti anni. A confermarlo è proprio l´Enpa, la Protezione Animali savonese, che però denuncia come, nonostante questo, qualche soggetto anziano venga vergognosamente abbandonato e diventi davvero difficile trovargli una nuova famiglia. La grande preoccupazione dell´Enpa si concentra sul fatto che troppo spesso chi desidera una cane decida comunque di acquistarne uno di razza, andando a pagare diverse centinaia di euro in un allevamento, perchè, solitamente, cerca un cucciolo nella convinzione che un animale adulto sia più difficile da educare o si affezioni di meno. E questo è purtroppo un luogo comune tanto sbagliato quanto difficile da sradicare.
Tanto che proprio ieri è stato soccorso dal Servizio Veterinario dell’ASL2 un cane fantasia di taglia media, molto amichevole ed affettuoso con tutti (NELLA FOTO), che vagava sulle colline di Quiliano. Ricoverato nel rifugio della Protezione Animali di Cadibona, i Volontari lo hanno ribattezzato Zorro ed attendono che si facciano vivi i proprietari che eventualmente lo abbiano perso. Ma trascorsa una ragionevole attesa senza che nessuno lo reclami, nel qual caso si desuma, come probabile, che la bestia sia stata abbandonata, potrà essere dato in adozione gratuita. gli interessati potranno rivolgersi alla sede dell’ENPA, telefono 019/824735, da lunedì a sabato, dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19.

fonte:genovaogginotizie.it

Reggio Calabria: quando un cane viene trattato come un rifiuto


Investito in pieno da un automobilista senza scrupoli, che non si è neanche fermato a soccorrerlo contravvenendo alle nuove disposizioni del Codice della Strada, un bellissimo cane rischiava di morire sotto lo sguardo attonito ed impotente dei passanti che si erano radunati intorno. Dopo inutili tentativi di contattare i Servizi Veterinari ASL, alcuni cittadini hanno chiamato il Comando della Polizia Municipale: arrivata sul posto, la pattuglia dei Vigili Urbani ha poi riferito che il Comando centrale aveva a sua volta contattato la “Leonia”, ossia la ditta notoriamente preposta al servizio di recupero e smaltimento dei rifiuti urbani!
Preoccupati della sorte del cane, che nel frattempo, con il trascorrere dei minuti, andava peggiorando, lo stesso gruppo di persone ha contattato la LAV Reggio Calabria: così il cane, che si trovava in forte stato di shock, è stato finalmente soccorso e ricoverato presso la Clinica Veterinaria “S. Giorgio” del dott. Giuseppe Barillaro. Operato con urgenza ormai in tarda sera, si è resa necessaria l’asportazione della milza a causa di una forte emorragia addominale in corso. Ora il cane è finalmente fuori pericolo, i valori vitali sono nella norma ed ha ripreso persino ad alimentarsi.
«Appena verrà dimesso dalla clinica, si porrà come sempre il problema della sistemazione dell’animale che, dopo tutto quello che ha sofferto, non può finire rinchiuso in un canile. Lanciamo pertanto un appello affinché qualche cittadino di buon cuore adotti questo bellissimo cane, di taglia medio-grande, ma ancora cucciolo (circa 8 mesi di età) e dal carattere molto buono – dichiara Emanuela Donato, responsabile LAV Reggio Calabria - Fortunatamente, grazie alla sensibilità di alcuni cittadini, in questo caso siamo potuti intervenire prima che fosse troppo tardi. Tuttavia, con rammarico, dobbiamo ancora una volta constatare le difficoltà dei comuni cittadini sensibili e delle associazioni di volontariato che troppo spesso, in completa solitudine, sono costretti ad affrontare situazioni di emergenza come questa, sobbarcandosi ingenti costi economici. Le carenze strutturali ed economiche del nostro Sistema Sanitario Veterinario, unitamente ad un ancestrale silenzio della politica comunale e regionale nell’affrontare problematiche importanti come il randagismo, obbligano quanti, fortunatamente, non riescono a girare le spalle o far finta che il problema non esista o sia irrilevante. Speriamo che quest’ennesimo caso possa riaccendere l’attenzione delle Istituzioni competenti sul problema del randagismo in città e che in futuro,per far fronte al soccorso di un povero cane investito, a nessuno venga in mente di chiamare la Leonia per risolvere il problema!»

fonte:animali e animali

martedì 23 novembre 2010

Ancora maltrattamenti ai danni di gatti


CALCINAIA (PI). Sparano a una gatta, in centro a Calcinaia. La denuncia arriva dal proprietario dell’animale. «La mia gattina è stata ferita da un colpo di carabina ad aria compressa il cui proiettile è penetrato nella colonna vertebrale ed ha causato la paralisi del corpo da metà torace in poi. Questo significa che non solo non muove più le zampe e la coda, ma non ha più controllo sulle funzioni intestinali e urinarie. Oltre alle sofferenze di questo povera creatura, e nostra, vorrei far notare che la leggerezza con cui qualcuno ha deciso di sparare in mezzo ad una strada poteva causare feriti o danni a cose e, soprattutto, a persone (siamo a 200 metri da una scuola media e 300 da una elementare). Naturalmente abbiamo già denunciato il fatto ai carabinieri di Calcinaia», spiega indignato il cittadino.

BOSCHI DI LARI (PI). Miete un altra vittima la caccia indiscriminata nei boschi larigiani. Un gatto è stato trovato in stato confusionale, fortunatamente ancora vivo, vicino a via Aia Vecchia, a Lari, dopo che era rimasto impigliato per l’addome a una delle trappole più comuni che vengono lasciate nei nostri boschi. «Un usanza barbara - sottolinea la Dav che denuncia il fatto - I lacci, facili da costruire con comuni cavi per i freni da bicicletta, fermati a formare un cappio con un nodo scorsoio, vengono disseminati nei boschi lungo i corridoi e i percorsi abituali di passaggio degli animali. I gatti in particolare, essendo di dimensioni piccole, si trovano a essere stretti dal laccio intorno all’addome e spesso finiscono per morire tra sofferenze mentre cercano di divincolarsi. Un fenomeno da condannare.

Prov. di Venezia - «Un altro gatto ucciso da chi guida senza coscienza». Ieri mattina i volontari e le volontarie dell’Enpa hanno appeso uno striscione lungo il ponte che conduce a Forte Marghera per denunciare l’ennesimo investimento di un gatto. «E’ stato tirato sotto nell’area del Forte sabato - spiega la presidente Mariagrazia Silvestri - lo abbiamo trovato lunedì dopo due giorni di sofferenze ed è morto martedì notte nonostante il veterinario abbia fatto l’impossibile». E’ il quarto gatto investito nell’arco di 3 mesi. «Nell’area fortificata c’è il divieto di usare auto o pulmini e chi lo fa non solo trasgredisce una legge, ma mette in pericolo dei poveri mici. Inoltre l’omissione di soccorso è un reato: è un segno di incivilita lasciare un animale a soffrire senza avvertire». L’Enpa chiede i rallentatori, già negati, e il rispetto della normativa che regola l’area vincolata del Forte. «L’anno passato a momenti qualcuno investiva una bambina».

Padova: imprenditrice vendeva cuccioli dall'est,acquistati a 50euro e rivenduti a 500


PADOVA. Formalmente risultava essere titolare di una piccola azienda artigiana, in realtà commerciava illecitamente cuccioli di cani di razza dai paesi dell'Est, mettendoli in vendita attraverso alcuni siti internet. L'indagine è nelle mani del Nas. E.F., 35 anni, di Villafranca Padovana, è stata denunciata per truffa e sostituzione di persona, visto che usava identità sempre diverse in internet. I carabinieri del nucleo anti-sofisticazioni, coordinati dal capitano Pietro Mercurio, l'altro giorno hanno perquisito la sua casa, sequestrando una grossa quantità di farmaci veterinari.
L'inchiesta. L'indagine è nata a fine settembre dopo la denuncia di una cliente, che aveva risposto ad un annuncio in internet, finendo poi per acquistare un cucciolo di Chiwawa a circa 600 euro. Il cagnolino però, dopo appena sette giorni, è morto a causa di alcuni virus mai riscontrati dall'importatrice. L'acquirente, disperata, è corsa dai militari del Nas a denunciare tutto.
Imprenditrice. Dopo alcune verifiche sui siti internet, tra cui www.subito.it, gli investigatori sono giunti all'imprenditrice di Villafranca. Dopo la perquisizione e l'interrogatorio è stato scoperto così il meccanismo che aveva messo in piedi, agganciando in poco tempo una cinquantina di clienti.
Cani dall'Est. Oramai la prassi era consolidata. La trentacinquenne aveva stabilito contatti in Ungheria e Slovacchia con alcune famiglie di campagna, dove riusciva ad acquistare cuccioli di Chiwawa, Pincher e Golden Retriever a 40 o 50 euro l'uno. In Italia poi li rivendeva a 500 o 600 euro ciascuno.
On-line. Il tutto avveniva senza alcuna comunicazione all'Uvac (l'ufficio veterinario adempimenti comunitari) e neppure all'anagrafe canina. I cuccioli venivano costretti a lunghi viaggi nel bagagliaio dell'auto, in barba a tutte le regole, anche sanitarie. Gli uomini del Nas ora stanno cercando di scoprire i suoi canali di approvvigionamento.

fonte:il mattino di padova

lunedì 22 novembre 2010

A Cantello se ci sono cani in casa il prete non entra a benedire


Varese, 22 novembre 2010- Niente benedizione natalizia perché in giro per casa c’erano due cani. È quanto accaduto a un parrocchiano di Cantello, Luca che l’altro giorno ha ricevuto la visita del parroco don Eugenio Carminati per la benedizione natalizia. Benedizione che non è stata impartita perché il sacerdote, trovatosi di fronte due cagnolini di razza shitzu, ha fatto dietro front e se n’è andato via. Il parrocchiano racconta sconcertato l’episodio e senza parole è rimasta pure la madre. «Non avrei mai pensato che un prete potesse reagire così davanti a due cagnolini – dice Luca - ma la religione non dice di amare e rispettare gli animali? Sono davvero sorpreso dal comportamento del parroco».

Per la verità don Eugenio nella lettera che, anche quest’anno ha inviato ai parrocchiani in occasione della benedizione natalizia mette bene in evidenza che quando arriva in casa non vuole avere a che fare con animali domestici perché secondo il sacerdote la loro presenza potrebbe essere di disturbo durante il momento di preghiera. Quindi cani e gatti, meglio chiuderli da qualche parte, è il suggerimento tra le righe ai parrocchiani per evitare disguidi. Quando l’altro giorno don Eugenio è arrivato a casa del padrone dei due shitzu, non ha gradito …quell’interferenza e così se n’è andato via lasciando di stucco i due parrocchiani che ribadiscono il carattere docile dei loro amici a quattrozampe. Non è di questo avviso invece proprio il parroco di Cantello che sostiene invece che l’incontro con i due cani non è stato affatto amichevole, anzi, il sacerdote avrebbe detto di essere stato aggredito, quindi a quel punto meglio allontanarsi.

D’altra parte, sempre don Eugenio, ricorda che i suoi parrocchiani sono puntualmente avvisati per lettera in occasione della visita natalizia e invitati a tenere lontani cani e gatti al momento dell’arrivo del sacerdote per la benedizione proprio per evitare di essere disturbati durante la preghiera. Una decisione che a Cantello fa comunque discutere. «Il mio cane fa parte della famiglia – dice un altro parrocchiano in attesa della visita del parroco – condivide con mia moglie e i miei figli ogni momento della nostra vita, non vedo perché deve essere escluso dalla benedizione natalizia visto che fa parte del Creato. E poi non è il migliore amico dell’uomo»Così la pensano i proprietari di cani e gatti. Ma sembra davvero difficile far cambiare idea al parroco.

di Rosella Formenti
fonte:il resto del carlino

DODICI CAGNOLINI LASCIATI PER STRADA E UCCISI DALLA FAME


A Serramanna, in Sardegna.

Piccoli e affamati, indifesi e destinati a morte certa nonostante l'intervento dei volontari animalisti. È il crudele destino cui sono andati incontro i cuccioli di cane (oltre una dozzina) che qualcuno ha abbandonato, a Serramanna, vicino a un ambulatorio veterinario e alle abitazioni dei volontari. Nell'ultimo mese è accaduto tre volte. Le bestiole, con ancora il cordone ombelicale, sono morti nel giro di qualche giorno. Uccisi dall'incapacità di attaccarsi a un biberon o dalle infezioni, malgrado gli sforzi dei soci dell'associazione il Randagino che si è presa cura di loro cercando di sfamarli.
«La situazione è al limite: certi padroni abbandonano le cucciolate davanti alla porta del veterinario pensando che sia il posto più appropriato, ma così non è», denuncia Rosanna Spano, il presidente del Randagino che con gli altri volontari ha raccolto i cuccioli: «Noi non ci tiriamo indietro», precisa, «si sa che un cucciolo deve ciucciare ogni tre ore, anche di notte, e noi li aiutiamo a farlo». Sforzi che però nel caso di cuccioli appena nati sono inutili: «I cagnolini, col cordone ombelicale freschissimo, erano sfiniti e senza più la forza di nutrirsi e attaccarsi al biberon del latte», chiarisce il veterinario Fabrizio Defraia. E dove non è arrivate l'inedia, ci hanno pensato le infezioni a stroncare i piccoli cani abbandonati. «Qualcuno non aveva neanche fatto la prima poppata», insiste Defraia, «e si sa che le prime succhiate sono quelle che li riempiono di anticorpi e li preservano dalle infezioni».
Una mancanza che per i cuccioli equivale a morte certa, nonostante le cure di Rosanna Spano e dei suoi amici animalisti. «L'abbandono non è giustificato in nessun modo», precisa la presidente del Randagino, «ma chi non si vuole prendere cura delle cucciolate della propria cagna può comunque trovare una soluzione. Basta che ci contatti e noi lo aiuteremo a sistemare i piccoli, dandoli in adozione». Basta con gli abbandoni, però. «Occorre avere pazienza e non pensare che sia sufficiente uno schiocco di dita per risolvere il problema», sottolinea Rosanna Spano, «è necessario far nutrire dalla madre i cuccioli fino a quando diventano autosufficienti. Solo allora si può lavorare, e noi lo facciamo di norma, per pensare a un'adozione».

Ignazio Pillosu – L’Unione Sarda

domenica 21 novembre 2010

Ladri crudeli: sgozzano due capre e picchiano il cane da guardia


Ladri crudeli: sgozzano due capre e picchiano il mastino

SANTA MARGHERITA D'ADIGE.Hanno sgozzato due caprette e colpito duramente il cane da guardia, accanendosi poi verso altri animali. E' il macabro bilancio della razzia avvenuta mercoledì notte nell'azienda di Luigi Cogo, in via Canareggio 1. Qui l'artigiano ha una falegnameria e alcuni recinti per animali. «Hanno tranciato la rete dei recinti in tre parti - racconta Cogo - e hanno portato via un montone da 80 chili. Devono essere stati almeno in quattro. Non sono invece riusciti a far uscire dalla stalla una capra di notevoli dimensioni». Si sono quindi accaniti contro due caprette, che potrebbero essere state addirittura sgozzate dai malviventi.

Quando sono arrivato sul posto, una era ancora agonizzante - continua il falegname - Stava belando in maniera straziante: è stata una scena agghiacciante. Abbiamo dovuto abbatterla». I ladri hanno poi colpito ripetutamente il cane di Cogo, un mastino napoletano, che ha rimediato parecchie fratture al muso. «Hanno quindi liberato i fagiani - continua - e ne sono volati via due». Terminata la propria folle razzia nell'azienda di Cogo, si sono spostati in altri stabili vicini e hanno rubato numerose grondaie in rame. E' stata fatta denuncia ai carabinieri della stazione locale, che hanno fatto partire le indagini.Ciò che rende veramente strano il tutto è che la sera prima qualcuno era già stato nella mia azienda - spiega Cogo -. La mattina prima dell'accanimento contro i miei animali ho trovato lunghe tracce di sangue e lo stampo di una mano insanguinata su un elettrodomestico. Probabilmente il mio cane aveva ferito qualche ladro che si era intrufolato nello stabile e che poi è ritornato per vendicarsi, accanendosi sulle bestie indifese.

fonte:il mattino- foto dal web

«Voglio quel cane», coppia rapisce cucciolo a Torino


TORINO (21 novembre) - Il cucciolo a cui erano interessati era già stato affidato a un'altra famiglia. Ma una coppia, anzichè farsene una ragione, ha deciso di rapirlo dal canile in cui lo aveva visto, fuggendo in auto. È avvenuto ieri nella zona nord di Torino. Ad accorgersi che qualcosa non funzionava, chiamando la polizia municipale, è stato il veterinario presso il quale la coppia, che aveva dato generalità fittizie, aveva portato l'animale.

Il medico ha controllato il microchip applicato nel tessuto sottocutaneo del cane e ha visto che era associato al canile, dando così l'allarme. Gli agenti stanno cercando di risalire agli autori del rapimento. Un testimone ha preso il numero di targa della vettura con cui sono fuggiti dal canile.

fonte:il mattino.it- foto dal web

sabato 20 novembre 2010

USA, BANDITI I VIDEO CHOC CON CRUDELTÀ SU ANIMALI


Con una votazione tenuta ieri al Senato, il Congresso degli Stati Uniti ha dato il via libera a una legge che vieta la vendita e la distribuzione di video contenenti atti di crudeltà verso gli animali. La nuova normativa, che prevede pesanti pene pecuniarie e condanne fino a cinque anni di carcere, è stata messa a punto dopo una sentenza della Corte suprema che aveva dichiarato incostituzionale una simile legge del 1999, giudicandola contraria al primo emendamento sulla libertà di espressione. Il testo approvato ieri vieta la vendita e la distribuzione anche su Internet di filmati che mostrano animali vivi che vengono deliberatamente uccisi o che sono soggetti ad atti di crudeltà. Non rientrano nella nuova normativa, invece, video che si riferiscono ad attività come la caccia o la pesca. Il testo era stato già passato alla Camera dei Rappresentanti. Dopo il voto al Senato, verrà inviato al presidente Barack Obama per la promulgazione.

fonte:leggo.it

Valle Seriana (BG),bocconi avvelenati : strage di animali


I padroni di animali nell’alta provincia di Bergamo, in particolar modo la Valle Seriana, sono decisamente preoccupati. Pare infatti che in quelle zone si aggiri un avvelenatore seriale, oppure un allevatore o contadino, che distribuisce bocconi avvelenati allo scopo di far morire decine e decine di bestiole. Fino adesso sono caduti in questa trappola mortale molti tra volpi, ma anche cani e gatti. Qualcuno se l’è cavata con un’intossicazione, altri purtroppo hanno perso la vita. E i proprietari di animali della Valle hanno chiesto aiuto alle associazioni.

fonte:ecoo.it

venerdì 19 novembre 2010

Cacciatore uccide cane che gli ha disubbidito, blitz degli animalisti a casa


Blitz di "100% animalisti" nella casa del cacciatore che ieri, con una fucilata, ha ucciso il cane che non gli ubbidiva e con la rosa dei pallini ha ferito anche un agricoltore del luogo.

È stato quest'ultimo a denunciare il fatto ai carabinieri, che hanno sequestrato il fucile e altre armi detenute dal cacciatore, C.B., di Vazzola (Treviso). Per gli animalisti, che hanno tappezzato l'ingresso della sua abitazione di manifesti con la scritta "Cacciatore assassino ora sei nel nostro mirinò", «i cacciatori sono pericolosi per sè e per gli altri, distruggono, inquinano, e soprattutto versano per sadico godimento il sangue di innocenti Creature». Questo sarebbe, per il gruppo, «l'ennesimo episodio che mostra la reale natura dei cacciatori: disprezzano gli animali e ogni forma di vita». Vi è, affermano, «un aspetto preoccupante: quanti di questi armati che si aggirano per campi e boschi sono in età avanzata, privi dei requisiti psicofisici necessari per possedere un'arma? Quanti sono dediti ad alcool o droghe? Quanti hanno un equilibrio psichico accettabile?».

Salerno: non ho piu' parole....solo lacrime!


Questa cagnolina è stata trovata davanti ad una clinica veterinaria con queste ferite, probabilmente investita... purtroppo non ha avuto subito le cure adeguate e ha perso una zampetta. Adesso è in un'altra clinica dove è stata operata, si trova a Cava de' Tirreni (SA), ha circa 5 mesi, pesa 3 kg, taglia piccola.

Stiamo cercando una famiglia preferibilmente vicino Cava de' Tirreni che la prenda con sè... adottabile con firma su modulo di affido con rilascio documenti e controlli pre e post adozione. Obbligo di sterilizzazione. Adozione solo in appartamento. No giardino.

Grazie. Divulgare al massimo. No perditempo.

Contatti: ORNELLA 3299084586 - ornella1404@hotmail.it

Grosseto:Cani maltrattati, fattore nei guai


GROSSETO. Denutriti a tal punto da avere le costole a fior di pelle, infreddoliti, disidratati, abbandonati. In una parola, maltrattati. Sette cani sono stati trovati così, venerdì scorso, dagli uomini della Forestale nell’allevamento di un’azienda agricola in località Fontebianca, non lontano da Roselle, alle porte di Grosseto. Sei giovani labrador, tra uno e tre anni, e un setter di circa otto anni erano tenuti in gabbie fatiscenti. Gabbie senza alcun riparo dalla pioggia dove gli animali vivevano in pessime condizioni igienico sanitarie, senza una ciotola d’acqua né cibo e del tutto denutriti. I titolari dell’allevamento, che risiedono nel nord Italia, avevano affidato i cani al factotum dell’azienda, A.G., residente nello stesso podere. «La segnalazione - spiega la dottoressa Baldassa rri, responsabile del Nipaf, Nucleo investigativo provinciale di polizia ambientale e forestale - è arrivata da un cittadino della zona, e venerdì è scattato il blitz congiunto con il servizio veterinario della Asl che con il Corpo forestale dello Stato ha siglato un protocollo di intesa». Agli occhi degli agenti si è presentata una scena raccapricciante. «I labrador sono una razza dalla corporatura robusta - spiega Baldassarri - e vederli in quelle condizioni, con le costole che si potevano contare da sotto la pelle, è stata una scena che non avevamo mai visto prima». Il fattore è stato denunciato per maltrattamento mentre i cani sono stati presi in cura dal Gruppo cinofilo grossetano “G. Arzilla”, delegazione provinciale dell’Ente nazionale della cinofilia italiana e, in particolare dalla sua presidente, Elisabetta Bucalossi. Era stato lo stesso Enci a dare il nulla osta alla costituz ione dell’allevamento di labrador, una volta ottenuto l’ok Fédération Cynologique Internationale, con sede in Belgio. «Una volta creato l’allevamento - spiega Bucalossi - non sta a noi controllare. L’Enci tiene i libri genealogici e registra le cucciolate. Una volta saputo dei maltrattamenti abbiamo acconsentito volentieri a tenere i cani, come stabilito dal tribunale. Gli animali si trovano ora a Buriano». Prima, però, i cani sono stati visitati dai veterinari della Asl che, già sabato mattina, hanno fatto un chek up e i prelievi per le analisi del sangue. I labrador presentavano evidenti segni di malnutrizione, mentre il setter ha qualche patologia in più, ma tutti si stanno riprendendo. Durante i controlli sono stati verificati anche i microchip e, in cinque casi, la Forestale ha rilevato che c’erano delle irregolarità, violazioni di tipo amministrativo in barba all a legge regionale 43 del 1995 sull’anagrafe canina. Anche queste sono finite a carico del custode che, ora, rischia fino alla reclusione.

fonte:il tirreno-foto dal web

giovedì 18 novembre 2010

Cacciatore pentito ora nutre le anatre


Provincia di Agrigento - E' un ex cacciatore l'agrigentino Calogero Modica che da qualche tempo ha deciso di "pentirsi". Ogni giorno da due anni, infatti, il 62enne, si reca sul ponticello che sovrasta il fiume Akragas, portando dei sacchi colmi di pane per sfamare le anatre che oramai vivono in pianta stabile nella foce del fiume, a San Leone. Modica arriva intorno alle 7, alle 13 e alle 19, attira a se 39 anatre prima con il suono del clacson della sua auto e poi con un richiamo: "cocò". L'agrigentino cacciava in prevalenza selvaggina, soprattutto conigli e lepri, fino a quando, lentamente non maturò la consapevolezza dell'assurda violenza ai danni di esseri inermi, uccisi per puro passatempo. "Appeso il fucile al chiodo " Modica decide dunque di dare una svolta alla sua vita e al suo rapporto con gli altri esseri viventi, tanto da impegnarsi a non provocare sofferenza agli animali e anzi a dare loro da magiare creando così un rapporto speciale con le "fidate amiche anatre".
«Mi sono pentito del male che ho fatto - dice l'ex cacciatore, Calogero Modica- e adesso voglio rimediare e le anatre me ne danno quotidianamente l'occasione».
La sua paura, adesso, è l'avvicinarsi delle festività natalizie perchè proprio lo scorso anno, recandosi alla foce del fiume nel mese di dicembre, vide delle penne di anatra bianca lungo il corso d'acqua. Ben quattro esemplari erano, infatti, stati uccisi. Modica si rivolge a chi di competenza lanciando un accorato appello: « la zona chiamata "Babbaluciara"- dice - si trova in zona A ed è vietato cacciare. Per questo chiedo che vengano affisse delle insegne per intimorire chiunque voglia contiuare questa insensata caccia alle anatre». Modica parla della sua esperienza personale e del rispetto che ha maturato per tutti gli animali « al punto-aggiunge- da non uccidere più neanche le formiche».

fonte:LA SICILIA AGRIGENTO

Prov. Lodi: sgozzati in tre giorni più di 2mila agnellini per la festa islamica


Provincia di Lodi - Almeno duemila agnelli saranno sacrificati in questi giorni (sgozzati e dissanguati) in occasione della festa islamica del Sacrificio, la cosiddetta Aid al Adha. I macelli autorizzati in tutta la provincia di Lodi sono tre: Prina a Casalmaiocco (a lato della provinciale Sordio-Bettola), Cervelli di Caselle Lurani e Agnelli di Cavenago d’Adda. Fino a qualche anno fa questo rito veniva “celebrato” in modo del tutto clandestino e abusivo, lungo le rive dei fiumi o direttamente nelle abitazioni, e poi le interiora venivano gettate nei corsi d’acqua. «Questo era molto pericoloso perché poteva trasmettere malattie pericolose sia agli uomini che agli altri animali - spiega il responsabile del dipartimento veterinario dell’Asl di Lodi Giuseppe Granata -, ora invece siamo riusciti a “canalizzare” le macellazioni in centri autorizzati, con la presenza di uno o più veterinari. Gli episodi abusivi probabilmente esistono ancora, ma sono molto pochi». La festa del sacrificio ha avuto quindi due momenti: quello della preghiera, avvenuto ieri mattina al palazzetto dello sport di Lodi in viale Piermarini, e quello dello sgozzamento degli animali da vivi (pratica permessa dalla normativa europea) nei tre macelli. Questa ricorrenza islamica viene celebrata in ricordo del sacrificio cui Abramo era pronto a sottoporre il figlio Isacco e corrisponde al decimo giorno dell’ultimo mese del calendario islamico. Si stima che fra lunedì e oggi vengano sacrificati complessivamente 2mila animali: in genere i musulmani comprano l’animale direttamente dagli allevatori e poi portano la carcassa, privata delle viscere e dopo il controllo post-mortem del veterinario dell’Asl, a casa per consumarla secondo la loro tradizione. Nei macelli (negli anni passati c’era solo quello di Caselle Lurani, ma è risultato insufficiente) l’Asl ha richiesto la presenza anche dei carabinieri delle stazioni competenti, visto che la presenza di tante persone (a ogni animale a volte corrisponde un’intera famiglia) può anche provocare disordini e scontri.

Spara ad un cane con un fucile da caccia, denunciato


18/11/10

Fabriano (Ancona) - Spara ad un cane con un fucile da caccia, denunciato un fabrianese.
E’ accaduto ancora e sempre a Fabriano, dove un 67 enne è stato denunciato per maltrattamenti di animali, esplosioni pericolose e porto abusivo d’arma da fuoco.
Il 17 ottobre presso la Centrale Operativa giungeva una telefonata che informava l’operatore di turno che in via Santa Croce erano stati esplosi 2 colpi di arma da fuoco all’indirizzo di 2 cani che si trovavano in quella zona.
Sul posto immediatamente veniva inviata una pattuglia, che una volta giunta notava un signore intento a prestare i primi soccorsi ad un cane ferito, probabilmente da un colpo d’arma da fuoco esploso con un fucile da caccia.
Immediatamente, e non prima di aver sottoposto a visita veterinaria il cane, venivano disposti urgenti accertamenti volti ad identificare l’autore del bieco gesto.
Così, il Maresciallo Antonello Paterni del Nucleo Operativo della Compagnia, dopo aver ascoltato numerosi testimoni, individuava la direzione dalla quale sarebbero stati esplosi i colpi d’arma da fuoco. Iniziava così a verificare le persone detentrici di armi, individuando in un 67enne il titolare di un fucile da caccia il probabile autore delle gravi lesioni inferte all’animale.
L’uomo, quindi, convocato in questi uffici, dapprima negava ogni addebito, salvo poi fare qualche parziale ammissione, per assumersi, solo alla fine, la totale responsabilità nella verificazione dei fatti.
Nei confronti dell’uomo è stata inoltrata una copiosa informativa, con la quale gli vengono contestati i reati in premessa. Ovviamente il fucile è stato sottoposto a sequestro.
Il cane, fortunatamente, dopo l’estrazione dei pallini si è ristabilito.

fonte:anconainforma.it- foto dal web

Genova di nuovo vestita di pellicce di cani e gatti: denuncia Enpa


Genova. Un po’ di tempo fa, quattro anni per la precisione, le guardie zoofile ENPA fecero una importante e sofisticata indagine su tutto il territorio per reperire (acquistando) diversi capi di abbigliamento muniti di pellicce che sembravano coniglio (lapin) o marmotta. Fu un lavoro da certosini, si legge sul sito dell’Enpa, perché, grazie alla loro “intuizione”, 7 dei 10 capi comprati risultarono muniti di colli di pelliccia di cani e gatti domestici (non coyote, non lapin, nonvolpe ecc.).

Le analisi furono eseguite da un laboratorio, riconosciuto dal ministero, specializzato in genealogia proprio di cani e gatti, in grado cioè di riconoscere se il pelo è non solo di canide (es. cane familiaris, volpe e lupo) ma andando oltre, insomma riconoscendo se è cane o gatto familiare. “Ovviamente è un istituto privato e pertanto abbiamo versato fior di fatture (ringrazieremo sempre alcuni dei nostri Soci che ci hanno aiutato) – dichiara l’Enpa genovese – Bene, abbiamo in mano un reato previsto dalla norma che modifica il Codice Penale e prevede che sia penale la vendita di pelli di cani e gatti. Chiedemmo aiuto ai NOE (Carabinieri Nucleo Ecologico) perché era necessario fare indagini presso gli esportatori e sartorie che avevano vendute le pelli ed eseguito i capi, poi acquistati dai negozianti, e da noi comprati, con sedi in altre Regioni d’Italia”.

“A questo punto speravamo di poter essere il faro per altre situazioni in altre zone italiane e invece – concludono – Volete sapere come è finita? La Procura di Genova ha archiviato!”.

fonte:http://www.genova24.it.

Treviso: cacciatore uccide a fucilate il proprio cane


TREVISO (18 novembre) - Un cacciatore di 70 anni residente nel Trevigiano è stato denunciato dai carabinieri per aver ucciso con un colpo di fucile il suo cane, "colpevole" di non aver obbedito ad un richiamo. La stessa rosa di pallini esplosa dall'arma da caccia ha ferito anche un agricoltore che si trovava poco lontano, che ha segnalato l'episodio ai militari. All'anziano sono stati sequestrati vari altri fucili da caccia, regolarmente detenuti, in base ad una licenza che di fronte a quanto accaduto rischia di essere revocata.

fonte:il gazzettino

Crudeltà contro gli animali nello zoo di Kosice


Crudeltà contro gli animali nello zoo di Kosice

Lo zoo di Kosice è da tempo in crisi a causa della mancanza di fondi e del generale disinteresse del pubblico.

Questo non scusa comunque alcuni responsabili della struttura che rischiano il carcere sulla base di una accusa per gravi maltrattamenti agli animali ospitati.

Tra le crudeltà attribuite agli operatori dello zoo l’uccisione di otto pinguini e di una cucciolata di lupi ed il mancato trattamento medico di una gnu che agonizzava con una gamba rotta.

fonte:lavoce.sk